uno spettacolo di Òyes
regia Noemi Radice e Umberto Terruso
testo di Dario Merlini, Stefano Cordella, Noemi Radice
con Livia Castiglioni, Daniele Crasti, Francesca Gemma, Francesco Meola, Dario Merlini, Fabio Zulli
scene e costumi Stefano Zullo
light designer Fabrizio Visconti
consulente/dramaturg Simone Faloppa
assistente alla scenografia Nina Donatini
assistente ai costumi Federica Famà
foto di scena Luca Del Pia
organizzazione Emma Mainetti, Irene Romagnoli
produzione Òyes
con il sostegno di Teatro Filodrammatici e Teatro del Borgo
(Content Warning: durante lo spettacolo vengono accese e fumate delle sigarette; linguaggio esplicito o volgare)
Età consigliata: dai 15 anni
10 MARZO
FRIBURGO, COLLÈGE DE GAMBACH – ore 18.30
In La coscienza di Zeno, pubblicato nel 1923, Italo Svevo narra la crisi dell’uomo contemporaneo, racconta di un uomo nuovo per il suo tempo, un antieroe senza volontà alla ricerca delle origini del suo malessere.
Il protagonista ritorna ossessivamente sul suo passato, cercando di identificare la malattia che ha ostacolato la sua realizzazione, seguendo un flusso di coscienza, sempre sul sottile crinale tra sincerità e menzogna, tra razionalità e inconscio. Nel tentativo di raccontarsi vengono svelate contraddizioni e lacerazioni profonde.
Nella visione di Òyes, Zeno Cosini è il paradigma di un’umanità superata, di un tempo che sta per scadere ma che non vuole scomparire. Il protagonista si muove senza baricentro, faticando a leggere la realtà che lo circonda, ormai privo di certezze su cui poggiarsi. In scena un’autoanalisi pubblica a cui prendono parte i personaggi della vita del protagonista, fantasmi della sua coscienza, aggrappati e rinchiusi in un secolo ormai passato, in un surreale gioco in cui i piani si confondono. Zeno si tormenta ripercorrendo i punti critici della sua esistenza, dove la narrazione diventa un tragicomico cimitero dei buoni propositi.
La mente di Zeno ricostruisce ricordi, memorie, aneddoti ed è facile intuire come il punto di vista di chi ne è protagonista possa distorcere, falsificare e strumentalizzare la realtà dei fatti. A nulla serve avere come specchio il dottore che lo prende in cura? A nulla serve potersi confrontare con i fantasmi del passato che riportano in scena il proprio vivissimo punto di vista? Esiste la possibilità di guardare con lucidità quello che ci accade?
Per noi La coscienza di Zeno diventa l’Incoscienza di un uomo che è rappresentante di un’umanità superata, di un tempo che sta per scadere, ma che fatica a scomparire. Lo guardiamo senza riuscire ancora a dirgli addio, così come lo guarda in scena un personaggio misterioso, che diventa un vero e proprio tramite tra il mondo del romanzo e la nostra visione contemporanea.







